Bioenergetica

Bioenergetica

Una via per il benessere psicofisico

Come essere consapevoli del corpo

e sviluppare il piacere del contatto

Alexander e Leslie Lowen

Stare bene vuol dire essere in armonia con se stessi – con il corpo e la mente – e con la realtà che ci circonda, provare piacere ed essere in contatto con sensazioni, emozioni e sentimenti. La bioenergetica è un modo per stare bene. Gli esercizi bioenrgetici messi a punto da Alexander Lowen e dalla moglie Leslie (nella foto) sono un modo semplice, alla portata di tutti, per alleviare le tensioni muscolari e mentali e agire in modo efficace contro lo stress. Inoltre servono a migliorare il proprio rapporto con la fisicità: praticati in modo regolare, almeno una volta alla settimana, consentono di ritrovare la possibilità di abbandonarsi piacevolmente al fluire dell’energia.

Che cos’è l’energia

Con il termine energia indichiamo molte cose, anche quando lo riferiamo a noi stessi in frasi del tipo “Mi sento pieno di energia” oppure “Non ho energia”. Parliamo di forza, di benessere, di coraggio, apertura, desiderio. L’energia è in senso lato ciò che ci mantiene vivi e vitali, in rapporto positivo con la realtà che ci circonda e in grado di agire efficacemente nel mondo. Dai tempi più antichi l’uomo  ha cercato di identificare questa energia in una sorta di ‘forza vitale’, che spiegasse la vita stessa e le sue espressioni, non solo umane ma di tutto l’universo.

reichok

Nel secolo scorso, il medico e psicologo Wilhelm Reich (1897-1957), allievo di Sigmund Freud, ‘padre’ della psicanalisi, ha dedicato gran parte della propria esistenza allo studio e all’utilizzo di un’energia vitale universale, da lui chiamata orgone, in grado di essere ‘accumulata’ e incanalata a fini terapeutici. Reich era arrivato a questa scoperta partendo dalla sua esperienza clinica come psicoanalista, durante la quale aveva avuto modo di cogliere il legame profondo tra psiche e corpo e aveva negli anni elaborato una visione olistica dell’essere umano che lo portò a diventare, in Occidente, uno dei pionieri dell’approccio psicorporeo.

A che cosa serve la bioenergetica

Tra le cosiddette ‘psicoterapie corporee’ la bioenergetica, messa a punto dal medico e psicologo americano Alexander Lowen (1910-2008), allievo di Wilhelm Reich, si è rivelata una disciplina molto utile anche al di fuori dell’ambito propriamente analitico e terapeutico.

Alexander Lowen

Partendo dall’assunto – peraltro oggi ampiamente riconosciuto – che corpo e mente sono funzionalmente identici (quel che accade nell’uno riflette quel che accade nell’altra e viceversa), la bioenergetica, che si può definire un modo di comprendere la personalità in termini bioenergetici, associa il lavoro sul corpo a quello sulla mente per aiutare le persone a risolvere, in ambito analitico, i propri problemi esistenziali e relazionali e a realizzare al meglio le proprie capacità di provare piacere e gioia di vivere. Ma grazie alla possibilità di agire anche fuori dall’ambito analitico, con le classi di esercizi bioenergetici, antistress o di autoregolazione bioenergetica, è una disciplina molto efficace per chiunque voglia intervenire sulle tensioni muscolari e sullo stress, in funzione di un proprio maggior benessere generale.

Energia significa salute

Alla base delle bioenergetica c’è dunque, come denuncia il nome, il concetto di energia e di vita: perché la vita, ridotta all’essenziale, vuol dire proprio introdurre energia nel corpo attraverso la respirazione e l’alimentazione,  elaborarla con il metabolismo e scaricarla nell’azione, nel movimento. In ogni organismo vitale sano, l’energia fluisce naturalmente nel corpo, e la quantità di energia che abbiamo e l’uso che ne facciamo determinano il modo in cui rispondiamo alla diverse situazioni della vita. Come dice Lowen, processi energetici e vitalità, e quindi salute, sono correlati: più siamo vivi e più energia abbiamo, e viceversa. E lo vediamo chiaramente nei bambini: quando sono sani, sono vitali ed esuberanti, il che si esprime bene nel loro movimento, nella loro flessibilità, nella loro eccitazione e gioia. Con l’età, diventiamo invece sempre più ‘rigidi’ e meno ‘fluidi’ e proprio per questo, pur non potendo evitare il processo di invecchiamento ineluttabile che ci porta fino alla rigidità assoluta della morte, possiamo almeno evitare la rigidità dovuta alle tensioni muscolari croniche, che risultano da conflitti emotivi irrisolti e dallo stress.