Costellazioni biogestaltiche

Costellazioni biogestaltiche

Lavorare con i pupazzetti playmobil

Per rappresentare la propria realtà

e capire le dinamiche relazionali

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L’uso dei pupazzetti playmobil nelle costellazioni individuali è stato introdotto da Jacob e Sieglinde Schneider, che li usano in un modo che si ispira direttamente alle costellazioni familiari di Bert Hellinger.

Nel 2010 Alessandra Callegari ha cominciato a proporre il lavoro con i pupazzetti nel suo lavoro di counselor con i clienti individuali e con le coppie e ormai sono entrati a far parte degli strumenti insegnati nel corso di formazione in counseling a indirizzo biogestaltico della SIBiG, Scuola Italiana di BioGestalt®, da lei fondata nel 2013 insieme a Riccardo Sciaky.

Le ha chiamate “costellazioni biogestaltiche” perché si integrano perfettamente con l’approccio della BioGestalt®: integrazione di Gestalt e di Bioenergetica, con un focus privilegiato sul qui e ora, sulle emozioni, sul corpo, sulla consapevolezza di sé come un tutto e come sistema all’interno di vari sistemi.

Costellazioni gestaltiche, dunque, perché si lavora sul qui e ora, sul sentire i movimenti interni via via che si procede con la costellazione o rappresentazione; bioenergetiche perché i pupazzetti hanno una loro fisicità e plasticità, si lavora anche sull’energia che entra in campo, sull’uso dello spazio all’interno del territorio assegnato; il lavoro non è statico ma dinamico (la persona muove, sposta, ecc.) e facendolo viene messo in gioco sia il corpo del cliente sia quello del conduttore.

Tali costellazioni si possono usare per rappresentare il qui e ora della propria realtà, in un esercizio di consapevolezza che trasforma il percepito dei propri vissuti e la rappresentazione mentale che ne abbiamo in una rappresentazione esterna, per di più dinamica, rispetto alla quale misurarsi e prendere la giusta distanza.

Questo determina in genere nuovi insight e comprensioni del proprio qui e ora, delle relazioni che abbiamo con il mondo nel senso più ampio del termine; e il lavoro “dinamico” consente di intervenire sulla rappresentazione per intervenire sul qui e ora e dare spazio ai propri bisogni e desideri. Si lavora cioè sul “desiderio”, ovvero su come si vorrebbe che fosse la realtà, in un’esperienza simbolica di trasformazione che produce nuovi insight da elaborare poi nel percorso di counseling o psicoterapeutico.

Di fatto, si può rappresentare un qualsiasi insieme o sistema:
– famiglia d’origine
– famiglia nuova
– un gruppo di lavoro
– un gruppo di amici
– una organizzazione (azienda, associazione…)
– qualsiasi sistema, grande o piccolo che sia, in modo da evidenziarne la rappresentazione simbolica, visto che la fisicità dei pupazzetti rende tale esperienza molto diversa rispetto alla rappresentazione puramente verbale, e rispetto al disegno è molto più plastica (tridimensionale anziché bidimensionale), consentendo una continua “manipolazione” con il movimento da parte del cliente.

Le costellazioni biogestaltiche hanno anche una valenza di “gioco” che permette di “far emergere” più facilmente dei vissuti altrimenti difficili da lasciar andare. Poter provare, cambiare e riprovare permette alle persone di verificare in concreto che è possibile intervenire sulla realtà per modificarla. E ovviamente si possono usare anche per rappresentare dei sogni e lavorarci, oppure per rappresentare e mettere in movimento delle parti di sé.

In base alla creatività del conduttore (in contesti diversi: counseling, psicoterapia, coaching, sia individuale sia di gruppo, ma anche in ambito di formazione) è possibile inoltre lavorare su altri, diversissimi temi: leadership, teambuilding, dinamiche relazionali ecc.