Fritz Perls

Fritz Perls

L’artista della “forma”

Fondatore della Terapia della Gestalt, che lavora sul qui e ora e sulle emozioni

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“La frattura più profonda, da lungo tempo radicata nella nostra cultura e di conseguenza data per scontata, è la dicotomia mente/corpo: la superstizione che esista una separazione, ancorché una interdipendenza, di due diversi tipi di sostanza, quella mentale e quella fisica. E’ stata creata un’infinita serie di filosofie che asseriscono che l’idea, lo spirito, la mente causano il corpo, oppure, materialisticamente, che questi fenomeni o epifenomeni sono il risultato o la sovrastruttura della metrica fisica (per esempio Marx). Né l’uno né l’altro. Noi siamo organismi, noi (cioè qualche misterioso io) non abbiamo un organismo. Siamo un’unità integrale, ma abbiamo la libertà di astrarre molti aspeti da questa totalità. A-strarre, non sot-trarre, separare.”

Friedrich Salomon Perls, più noto come Fritz Perls (Berlino, 8 luglio 1893 – Chicago, 14 maggio 1970), psichiatra e psicoterapeuta, è stato allievo di Kurt Goldstein, Karen Horney e Wilhelm Reich, con il quale condivide l’interesse per il corpo. Trasferitosi nel 1934, all’avvanto del nazismo, a Johannesburg in Sudafrica, vi fonda l’anno dopo l’Istituto Sudafricano di Psicoanalisi. Qui comincia a elaborare le sue critiche alla psicanalisi freudiana, che svilupperà poi nel suo primo libro L’io, la fame e l’aggressività.

Nel 1946 Fritz Perls si trasferisce negli Stati Uniti e cominica a collaborare con Isadore Fromm, Paul Weisz (che lo introduce allo Zen), Elliot Shapiro, Sylvester Eastman, Paul Goodman e Ralf Hefferline: con questi ultimi due pubblica nel 1951 Terapia della Gestalt: eccitamento e accrescimento nella personalità umana, testo di riferimento della psicologia gestaltica. Sempre con Goodman e con la moglie Laura apre tra il 1952 e il 1954 diversi centri Gestalt, per poi intraprendere una serie di peregrinazioni che lo portano ad avvicinarsi alla cosiddetta scuola californiana, oltre che in Israele e in Giappone. Nella seconda metà degli anni Sessanta conduce a Esalen, in California, alcuni seminari di grande richiamo, avvicinandosi ad autori come Gregory Bateson, Alexander Lowen, Eric Berne, Abraham Maslow, Aldous Huxley e altri e avendo come allievi, tra gli altri, Claudio Naranjo.

Tra le tematiche centrali della Terapia della Gestalt – che dell’omonima Psicologia della Forma accoglie e rielabora la tematica della figura/sfondo e la teoria del campo – vanno sottolineate la centralità del “qui e ora”, che privilegia la dimensione del presente rispetto al passato nell’indagine clinica e nella terapia, e dell’interazione tra individuo e ambiente; la consapevolezza come premessa alla capacità di autoregolazione dell’organismo; la valorizzazione degli aspetti di realtà e la relazione autentica fra terapeuta e paziente, con l’idea guida di un rapporto terapeutico creativo che rispetta la singolarità di ogni essere umano.

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Fritz Perls mi ha affascinato quando ho cominciato a leggere i suoi libri, partendo dalla lettura di quelli di Claudio Naranjo che ne parla a l

ungo come uno dei suoi maestri. Mi sono divertita in particolare leggendo la sua autobiografia e a poco la Gestalt è diventata, integrandosi con la bioenergetica, uno dei mie approcci di riferimento nella mia professione di counselor. Gli devo molto. (A. C.)

 

Bibliografia

Tutti i principali testi di Fritz Perls sono stati tradotti in italiano. Eccoli in ordine cronologico di pubblicazione in lingua originale.

L’io, la fame e l’aggressività, Franco Angeli, Milano 1995,  traduzione di Mario Polito e Maria Clelia Fabris da Ego, Hunter and Agression: A Revision of Freud’s Theory and Method, George Allen & Unwin, Londra 1947 (1969);

–, Paul Hefferline, Paul Goodman,  Teoria e pratica della terapia della Gestalt – Vitalità e accrescimento nella personalità umana, Astrolabio, Roma 1997,  traduzione di Jean Sanders e Fernando Liuzzi da Gestalt Theory. Excitement and growth in the human personality, The Julian Press, New York 1951;

La terapia Gestaltica parola per parola, Astrolabio, Roma 1991, traduzione di Bernardo Draghi da Gestalt Therapy Verbatim, Real People Press, Moab, Utah, 1969;

Qui e Ora, Psicoterapia autobiografica, Sovera, Roma 1991,  traduzione di Layla Sabri da In and Out the Garbage Pail, Real People Press, Moab, Utah, 1969;

L’approccio della Gestalt. Testimone oculare della terapia, Astrolabio, Roma 1977,  traduzione di Jean Sanders da The Gestalt Approach & Eye Witness to Therapy, Science and Behaviour Books, New York 1973