Il ciclo del contatto in Gestalt

Il ciclo del contatto in Gestalt

Il flusso dell’esperienza

Come sviluppare la capacità di rispondere alla vita in modo creativo e flessibile

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Il ciclo del contatto in Gestalt rappresenta quell’insieme di azioni che permettono il sano flusso ininterrotto dell’esperienza, dall’emergenza di un bisogno al suo soddisfacimento: ovvero l’attività del sé in quanto processo temporale che si evolve nel tempo attraverso vari stadi. Il processo di “contatto”, attraverso il quale facciamo passare qualcosa attraverso i confini dell’io, in un movimento che di volta è dal fuori al dentro e dal dentro al fuori, è alla base della nostra vita e ovviamente richiede energia. Il contatto è dato dalla capacità di rispondere in modo creativo e flessibile, con persistenza e chiarezza, all’interno di un ambiente che suscita interesse e corrisponde ai nostri bisogni.

Quando una situazione di contatto è chiusa siamo aperti per quella successiva, che si presenta come una nuova figura che emerge dallo sfondo; chiudere le situazioni, completandole in modo soddisfacente, è sano, mentre la nevrosi è il frutto del protrarsi di situazioni o Gestalt incompiute.

Gli stadi del ciclo del contatto

I vari stadi nel ciclo del contatto in Gestalt variano a seconda degli autori. Paul Goodman (coautore con Fritz Perls e Ralph Hefferline del testo base Teoria e Pratica della terapia della Gestalt, del 1951), ne cita quattro fondamentali:

– Pre-contatto: una fase di sensazioni, soprattutto corporee, durante la quale la percezione di fronte a uno stimolo diventa quella figura che sollecita l’interesse e il bisogno di soddisfazione. In questa fase il Sé funziona in modalità “Es”: “Che cosa sento ora? Che cosa mi succede?”

– Presa di contatto: una fase attiva durante la quale l’organismo si prepara ad affrontare l’ambiente. È l’oggetto desiderato che diventa la figura. In questo stadio il Sé funziona in modalità “io”, consentendo una scelta o un rifiuto delle diverse possibilità e di conseguenza un’azione responsabile sull’ambiente: “Che cosa voglio? Che cosa non voglio?” Potrei, ad esempio, intraprendere un’azione per entrare in contatto con la persona oggetto del mio desiderio.

– Contatto pieno: un momento di confluenza sana, di indifferenziazione tra organismo e ambiente, di apertura o perfino di abolizione del confine contatto. C’è il pieno soddisfacimento del bisogno. L’azione è unificata nel qui e ora.

– Post-contatto: fase in cui si godono i benefici del contatto, di assimilazione che favorisce la crescita. In essa si “digerisce” l’esperienza. Il Sé funziona secondo la modalità “personalità”, integrando l’esperienza nel bagaglio della persona: “chi sono io? che cosa sono diventato?”

In questo modo, la Gestalt è chiusa e un ciclo è compiuto; si torna alla fase di ritiro, nel “vuoto fertile” da cui potrà emergere un nuovo bisogno.

Il ciclo del contatto in sette stadi

In una visione più articolata del ciclo del contatto, gli stadi possono essere sette e comprendono:
– la sensazione, ovvero un impulso o bisogno che comincia a emergere come figura dallo sfondo e segna l’avvio del pre-contatto: è lo stadio in cui la mera informazione propriocettiva viene registrata (per esempio, avere la bocca un po’ secca) ma senza esserne ancora consapevoli;
– la consapevolezza è la fase in cui ci rendiamo conto del bisogno emerso: seguendo il nostro esempio, realizziamo di avere sete;
– la mobilizzazione è la fase di contatto in cui la consapevolezza del bisogno e l’eccitazione che ne consegue comporta una messa in movimento delle risorse: pensiamo che per soddisfare la sete potremmo bere;
– l’azione è la fase in cui avviene la scelta e l’attuazione dell’azione adeguata al soddisfacimento del bisogno: andiamo a prendere un bicchiere d’acqua;
– il contatto finale è il momento del soddisfacimento vero e proprio, in modo pieno e vibrante: beviamo;
– la soddisfazione è la fase di post-contatto, che compie la Gestalt: sentiamo di non avere più sete;
– il ritiro è la fase di riposo o di omeostasi che segna il passaggio sullo sfondo della figura precedente (avere sete), permettendo all’organismo di aprirsi alla possibilità di far emergere una nuova figura; non avendo più sete, la sete è tornata sullo sfondo e non ci pensiamo più.

Questo ciclo descrive il funzionamento di un organismo sano: se non ci sono interruzioni, il ciclo procede ritmico ed esaustivo, verso il soddisfacimento dei mutevoli bisogni dell’individuo, in una continua “autoregolazione organismica”, che è il modo in cui gli esseri umani, in una vita sana, regolano le normali funzioni biologiche.

La cattiva “salute” o malessere si ha quando il processo di questo ciclo è disturbato, portando a delle interruzioni del flusso e al non completamento della Gestalt. Poiché non ci possiamo permettere di non completare le nostre Gestalt, mettiamo in atto tutta una serie di meccanismi che ci consentono di chiuderle, sia pure in modo alterato e distorto.

Tali meccanismi difensivi, che sono una sorta di “adattamento creativo” alle difficoltà della nostra interazione con l’ambiente,  corrispondono a diverse modalità di “resistenza” o “disturbi” al confine di contatto: possono essere considerati come “fissazioni” nevrotiche, che interferiscono con il sano funzionamento del sé creativo al confine organismo/ambiente, quando vengono usati in modo ripetitivo, cronico e inappropriato rispetto alla situazione.

Usando il linguaggio della Bioenergetica, possiamo dire che fanno parte della nostra struttura caratteriale e ne siamo prigionieri così come lo siamo della nostra “armatura”. Usando il linguaggio dell’enneagramma, possiamo dire che fanno parte delle caratteristiche del nostro tipo di personalità o enneatipo.