| Cinque virtù da sviluppare |
|
|
| Letture - Articoli e interviste |
Per promuovere una educazione sanasecondo Claudio Naranjo
Sabato 30 ottobre Claudio Naranjo ha tenuto una conferenza a Bologna, organizzata dal Centro Gestalt per lo studio della personalità e dall'Associazione SAT Educazione, dal titolo “È possibile un’educazione per una democrazia?”. Riprendendo un tema a lui caro e già sviluppato nel suo libro L'Ego patriarcale (Apogeo 2009), Naranjo ha ribadito che la trasformazione dell’educazione è la nostra unica, vera speranza per un futuro migliore e che la situazione mondiale richiede un cambiamento dall’educazione patriarcale a una educazione integrale, olistica, che ponga l’accento sullo crescita della persona attraverso la conoscenza di sé, la pace interiore e lo sviluppo dell'amore, declinato nelle sue tre forme principali. Ecco qualche stralcio. "Se si crede che la salute sociale sia funzione della salute individuale, intesa come realizzazione del nostro potenziale, è necessario ritornare a un'educazione alla virtù, così come la insegnavano i primi filosofi greci - come Socrate o Zenone - che in un certo senso sono stati anche i primi terapeuti, e che avevano una profonda fiducia nella capacità umana di trasformarsi: la stessa fiducia che oggi dovrebbe essere alla base del lavoro dello psicoterapeuta. Socrate è stato forse il più grande educatore di tutti i tempi… al punto che voleva educare persino coloro che lo mandavano a morte! "Ma quali virtù sviluppare per un'educazione alla democrazia? Credo che ne possano bastare cinque. La prima è la pace interiore, intesa come capacità di stare bene senza fare niente. Il dolce far niente, di cui tanto si parla ma che si pratica troppo poco… Come diceva Pascal, quando magnificava la capacità di stare in silenzio nella propria stanza. O come dice lo yoga, quando afferma che Dio è ciò che si incontra quando si entra nella pace. "La seconda è la conoscenza di sé, che comincia con l'interesse per sé. La conoscenza di sé cui invitava l'oracolo di Delfi, intesa come desiderio, come voglia di verità disinteressata. La ricerca della verità è un percorso affascinante, per quanto doloroso, anzi è una vera e propria vocazione. "Le tre virtù successive sono quelle che io chiamo i tre amori. Il primo è l'amore istintivo o eros, che nel mondo cristiano è stato spesso demonizzato, mentre lo troviamo nel mondo antico, dove gli dei - pensiamo non erano compassionevoli, mentre eros aveva una dimensione sacrale. L'eros va liberato in un'educazione "emancipatoria" che ci aiuti a uscire dalla repressione, ritrovando uno spirito dionisiaco. Dioniso di fatto non libera solo il piacere ma l'arrendersi, inteso come fiducia in ciò che fluisce da sé. È un antidoto all'eccessivo controllo della nostra società patriarcale. Purtroppo nessuno crede davvero alla propria liberazione, all'arrendersi del controllo. Ma senza amore per se stessi non c'è la base necessaria per provare amore per l'altro. "Questo amore per l'altro, l'amore cristiano del precetto "ama il prossimo tuo", lo troviamo in una condizione sana di amore per sé che "trabocca" in amore per l'altro. È l'agape dei greci, la caritas dei latini: l'amore compassionevole, che si prende cura, che accoglie, da mettere in relazione con il cervello limbico, quanto quello erotico è in relazione con il cervello più primitivo rettiliano, e che è "materno" quanto possiamo definire "filiale" quello erotico del desiderio. "A questi due amori se ne aggiunge un terzo, che i greci chiamavano filìa, o amicizia. È un amore fatto di rispetto, di apprezzamento, di stima, di ammirazione, che ci fa sentire il valore dell'altro, e che si collega alla figura del padre e alla neocorteccia, il cervello più recente proprio degli umani. È l'amore che implica una scelta, un interesse per l'altro, e che nella sua forma più elevata è l'amore devozionale per Dio. Un amore per Dio che ci mette di fronte al nostro rapporto con il divino. In realtà, vediamo che il divino si può chiamare in molti modi… e a volte, come diceva Dionigi Aeropagita, Dio può essere l'ostacolo fra noi e il divino. Il livello più profondo dell'esperienza mistica è il non sapere; è - come si dice in Spagna - "un non so che che ci lascia balbuzienti". "Io credo che in questi tre amori, insieme alla pace interiore e alla autoconoscenza, abbiamo gli ingredienti per una educazione che ci consenta una vera trasformazione, rispetto a mali della società come l'autoritarismo, il conformismo, il mercantilismo, per non citarne che alcuni. "Al di là delle crociate "contro", impariamo che per avere più luce - ovvero più saggezza - non serve arrabbiarsi contro l'oscurità… meglio accendere la luce!" |




