| Meditazione |
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Un cammino alla scoperta del vero séMeditare non è un semplice metodo di rilassamento, corporeo o mentale; e non s’impara in tre lezioni via internet ma con l’esercizio, la pratica, la disciplina. E per esperienza possiamo dire che s’impara dopo anni, soprattutto tenuto conto della vita che facciamo, dell’ambiente in cui viviamo, degli stimoli e dello stress cui siamo di continuo sottoposti. È importante perciò sottolineare che la meditazione - disciplina che tocca vari livelli del nostro essere e può portarci molto profondamente dentro noi stessi, a contatto con la nostra ‘anima’ o ‘essenza’ spirituale, o ‘sé superiore’ - va vista come un percorso di conoscenza di sé: paragonabile, fatti i debiti distinguo, a un processo di analisi psicoterapeutica. Il che vuol dire che richiede la volontà di mettersi in gioco, di conoscersi a fondo e trasformarsi. Meditare, nel senso in cui lo intendiamo, non vuol dire “considerare a lungo e attentamente, fare oggetto di riflessione, concentrarsi pensando o riflettendo”, come si legge nel dizionario di italiano, ma piuttosto “liberare la mente dai pensieri, ottenere il rilassamento mentale, creare uno spazio vuoto dentro di sé, raggiungere una dimensione più profonda del proprio essere”. E molto altro ancora. Parlare di ‘vuoto’ e di ‘liberarsi dai pensieri’ può suonare assurdo, data l’importanza che diamo al pensiero e alla ragione, con cui noi occidentali ci identifichiamo. Eppure… si può sperimentare. Basta provare, senza pregiudizi. Per cominciare ci sono tecniche elementari, come quella di sedersi in posizione rilassata a occhi chiusi, in un ambiente confortevole e silenzioso, e semplicemente cominciare a ‘osservare’ quello che ci succede: nel corpo, da cui ci provengono le sensazioni, ascoltando per esempio il respiro e il battito cardiaco, e via via osservare le emozioni e i pensieri. È osservando – come se fossimo dei ‘testimoni’ di noi stessi - che a poco a poco si entra in contatto con la nostra capacità di rilassarci profondamente e, in questo rilassamento corporeo e mentale, di ‘entrare’ dentro di noi, di essere nel ‘qui e ora’. Poi… ogni scoperta è possibile. Le conferme delle neuroscienze Di meditazione hanno cominciato a interessarsi anche gli scienziati e i medici occidentali, appurando che ‘meditare fa bene alla salute’ . Lo confermano gli esperti in neuroscienze, che stanno compiendo numerose ricerche per indagare le tecniche meditative su basi scientifiche – nel senso di ‘sperimentali’ -, verificandone gli effetti sulla fisiologia del cervello e le influenze sull’equilibrio salute-malattia. Da un lato, può sembrare un tentativo per dare un imprimatur di ‘laicità’ alla meditazione e svincolarla dalle diverse religioni cui viene spesso collegata, distinguendo tra spiritualità e adesione a una chiesa; dall’altro, è anche un modo per ‘appropriarsi’ della meditazione come terapia, visto che determina un rilassamento profondo, che non ottunde l’attenzione ma anzi la potenzia; che consente un maggior controllo dei circuiti neuroendocrini, specie quelli dello stress; e garantisce una maggiore coerenza cerebrale, con migliore comunicazione tra i due emisferi e capacità di adattamento. Sono ‘scoperte’, peraltro, che possono servire più per convincere chi dubita, che per avvalorare l’esperienza di chi già medita. È vero, infatti, che le neuroscienze sottolineano che esiste una relazione biunivoca tra mente e corpo, e i dati che emergono dagli esperimenti avvallano sia i sistemi di ricerca meditativa orientale che quelli di psicologia somatica occidentale. Ma è anche vero che la qualità di queste esperienze è molto diversa a seconda dei metodi usati. E, soprattutto, la verifica scientifica - del fatto che, per esempio, nel corso della meditazione si attivi questa o quell’area cerebrale - non è in grado di spiegare qual è il vissuto interiore, soggettivo, della persona, né il contenuto profondo della sua esperienza, che sono invece la cosa più importante. Tra Oriente e Occidente La meditazione viene praticata da secoli e secoli e la troviamo in molte tradizioni filosofiche e religiose orientali e occidentali, dal cristianesimo al buddismo, dallo yoga allo zen, dalla cabala al sufismo...è interessante perciò scoprire e sperimentare le diverse tecniche elaborate in contesti culturali diversi, facendo tesoro degli insegnamenti di maestri di varie epoche e paesi. Quello che importa, ovviamente, è tener conto delle differenze culturali che hanno determinato tipi di meditazione diversi e capire che una cosa è essere monaci che vivono in un ambiente protetto e chiuso all'interno di una gerarchia rigorosa, con il maestro come continuo punto di riferimento, responsabile delle tappe del processo, e un'altra cosa e essere 'nel mondo' e vivere in una metropoli occidentale nel secolo XXI, sottoposti a mille stimoli e stressati a livello fisico, emozionale e mentale. Non solo: se la meditazione è un momento importante di presa di contatto con il sé, gli occidentali lo vedono soprattutto come un sé mentale, mentre gli orientali lo vivono come più diffuso nel corpo, nell’organismo. Noi viviamo molto, anche troppo, nella ‘corteccia’ cerebrale, con un’enorme prevalenza degli stimoli visivi. Quindi qualunque disciplina o tecnica che ci riporti ‘dentro’ il corpo è, per così dire, nuova e preziosa... anche se vecchia di 4.000 anni. Dal corpo allo spirito: un percorso ‘essenziale’ Importante è capire allora che una tecnica di meditazione studiata in un’area geografica e in periodo storico particolari, che rispondeva perfettamente alle esigenze degli individui di quel momento, difficilmente sarà praticabile da un individuo di oggi, se non a certe condizioni. Lo aveva ben capito Osho, che proprio per questo aveva studiato tecniche di meditazione adatte a noi occidentali, alla nostra struttura psicocorporea, alla nostra ‘mentalità’: tecniche che nella prima parte lavorano sul corpo e sull’energia e nella seconda consentono di andare dentro di sé. Quello che conta è sentire quali sono le necessità del qui e ora e sperimentare discipline adatte a noi, garantendoci una ‘situazione’ quasi ottimale, con una stimolazione ambientale minima, e lavorando sul corpo, per esempio con gli esercizi bioenergetici, per ottenere un efficace fluire dell’energia e un buon rilassamento generale. Solo a questo punto è davvero possibile entrare in uno ‘spazio’ diverso, in una dimensione di sé – in sé – nella quale l’io non si identifica più con la mente, né con alcun altra ‘parte’ di noi. Siamo in grado di contattare un livello di coscienza più ampio, che attiene alla nostra spiritualità, alla nostra vera essenza. Meditazione come modo di vivere Quando si comincia a capire sempre di più cos’è la meditazione, si comprende anche che può – e deve - diventare qualcosa di ‘quotidiano’, un modo di vivere e non solo una disciplina o una tecnica per stare bene, da adottare di quando in quando. La meditazione può cambiare profondamente la nostra vita. Perché meditare è anche, anzi soprattutto, ‘essere’ in modo diverso. Più consapevoli, più presenti, più aperti. E non solo quando, appunto, meditiamo, ma in generale. Ecco perché Osho dice che ‘la vita è una meditazione’, e qualsiasi attività, anche la più banale o la più umile, può trasformarsi in un’occasione per essere più in contatto con sé: si può semplicemente camminare, mangiare, lavarsi… e farlo in modo meditativo. Scoprendo così che la qualità del ‘fare’ dipende dall’‘essere’. |
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