Tecniche di meditazione

Tecniche di meditazione

Tra Oriente e Occidente

Dall’attenzione alla concentrazione,

alla ricerca del vuoto mentale

buddha pagode

La meditazione viene praticata da secoli e secoli e la troviamo in molte tradizioni filosofiche e religiose orientali e occidentali, dal cristianesimo al buddismo, dallo yoga allo zen, dalla cabala al sufismo…è interessante perciò scoprire e sperimentare le diverse tecniche elaborate in contesti culturali diversi, facendo tesoro degli insegnamenti di maestri di varie epoche e paesi.

Quello che importa, ovviamente, è tener conto delle differenze culturali che hanno determinato tipi di meditazione diversi e capire che una cosa è  essere monaci che vivono in un ambiente protetto e chiuso all’interno di una gerarchia rigorosa, con il maestro come continuo punto di riferimento, responsabile delle tappe del processo, e un’altra cosa e essere ‘nel mondo’ e vivere in una metropoli occidentale nel secolo XXI, sottoposti a mille stimoli e stressati a livello fisico, emozionale e mentale.

Non solo: se la meditazione è un momento importante di presa di contatto con il sé, gli occidentali lo vedono soprattutto come un sé mentale, mentre gli orientali lo vivono come più diffuso nel corpo, nell’organismo. Noi viviamo molto, anche troppo, nella ‘corteccia’ cerebrale, con un’enorme prevalenza degli stimoli visivi. Quindi qualunque disciplina o tecnica che ci riporti ‘dentro’ il corpo è, per così dire, nuova e preziosa… anche se vecchia di 4.000 anni.

Dal corpo allo spirito: un percorso ‘essenziale’

Importante è capire allora che una tecnica di meditazione studiata in un’area geografica e in periodo storico particolari, che rispondeva perfettamente alle esigenze degli individui di quel momento, difficilmente sarà praticabile da un individuo di oggi, se non a certe condizioni. Lo aveva ben capito Osho, che proprio per questo aveva studiato tecniche di meditazione adatte a noi occidentali, alla nostra struttura psicocorporea, alla nostra ‘mentalità’: tecniche che nella prima parte lavorano sul corpo e sull’energia e nella seconda consentono di andare dentro di sé.

Quello che conta è sentire quali sono le necessità del qui e ora e sperimentare discipline adatte a noi, garantendoci una ‘situazione’ quasi ottimale, con una stimolazione ambientale minima, e lavorando sul corpo, per esempio con gli esercizi bioenergetici, per ottenere un efficace fluire dell’energia e un buon rilassamento generale.

Solo a questo punto è davvero possibile entrare in uno ‘spazio’ diverso, in una dimensione di sé – in sé – nella quale l’io non si identifica più con la mente, né con alcun altra ‘parte’ di noi. Siamo in grado di contattare un livello di coscienza più ampio, che attiene alla nostra spiritualità, alla nostra vera essenza.


Meditazione come modo di vivere

Quando si comincia a capire sempre di più cos’è la meditazione, si comprende anche che può – e deve – diventare qualcosa di ‘quotidiano’, un modo di vivere e non solo una disciplina o una tecnica per stare bene, da adottare di quando in quando.

La meditazione può cambiare profondamente la nostra vita. Perché meditare è anche, anzi soprattutto, ‘essere’ in modo diverso. Più consapevoli, più presenti, più aperti. E non solo quando, appunto, meditiamo, ma in generale. Ecco perché Osho dice che ‘la vita è una meditazione’, e qualsiasi attività, anche la più banale o la più umile, può trasformarsi in un’occasione per essere più in contatto con sé: si può semplicemente camminare, mangiare, lavarsi… e farlo in modo meditativo. Scoprendo così che la qualità del ‘fare’ dipende dall’‘essere’.